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Il grande potere della non-dualità

mici

 

Dove sei ora? Sei confinato in un corpo fisico? Sei limitato dalla gamma dei tuoi sensi fisici? Hai la sensazione del peso del tuo corpo? Riesci a sentire il tuo cuore che batte e il tuo respiro? Che pensieri si palesano leggendo queste parole? Dove sei ora?

Immagina che ci sia un amore infinito nello spazio intorno, in mezzo, dietro e davanti a tutti gli oggetti, immagina che li vivano tutti i sentimenti, tutte le sensazioni.

Come sarebbe se il segreto di tutto ciò che siamo e tutto quello che possiamo mai essere, si trovasse nello spazio tra queste cose? Come sarebbe se l’unico ostacolo tra noi e questo amore infinito, fossero le nostre convinzioni e limitazioni?

Immagina che la consapevolezza, o la coscienza, in realtà non siano confinate entro il perimetro del tuo corpo e dei tuoi cinque sensi fisici. Immagina che anche la nostra capacità di sentire, toccare, percepire o essere a conoscenza, si trovi nello spazio tra gli oggetti e non negli oggetti che percepiamo.

Siamo in grado di provarlo. Presta attenzione ad un oggetto vicino e concentrati su di esso. Ora muovi una mano e senti le sensazioni che provi. Potresti sentire delle resistinze, ed è proprio li che esistono le forme che non si vedono nella realtà oggettiva.

Noi dipendiamo da spazi vuoti all’interno e fuori dal nostro corpo e dalla nostra mente – molto più di quanto dipendiamo da qualsiasi oggetto.

La buona notizia è che ogni particella che compone le cellule che vivivono dentro al nostro corpo fisico è superiore al 99 per cento del vuoto. Quindi questo segreto – questa infinità – non manca. Siamo noi che esludiamo tutto questo attraverso una dipendenza dogmatica, che ci fa credere solo in quello che vediamo. La relatà oggettiva.

Noi crediamo negli oggetti,  perché dal punto di vista del cervello fisico, sembrano essere stabili. Ma siamo proprio sicuri che nel mezzo non ci sia altro?

Eppure nessun oggetto è stabile. Tutto è in continua trasformazione – esattamente come lo è il nostro corpo, il cervello, la terra, l’acqua, il vento e tutto ciò che esiste. Tutti nasciamo e tutti muoriamo in una ruota continua, sullo sfondo dell’unica stabilità che non potrà mai esserci – lo sfondo di questo infinito, eterno spazio vuoto.

Il nostro corpo è una limitazione nel tempo e nello spazio. Le nostre menti sono limitazioni nel tempo e nello spazio. Anche la nostra percezione è limitata nel tempo e nello spazio. Eppure, il tempo e lo spazio non potrebbero esistere senza atemporalità e illimitatezza.

Il vuoto è proprio così vicino a ‘casa’, da non riuscire a vederlo. Il vuoto è la fonte di tutto ciò che siamo, la fonte del qui e ora, la fonte dell’essere, separatamente e come uno. La fonte dell’amore infinito, perchè in quel vuoto esiste il tutto.

Come mai allora abbiamo paura del vuoto?

Immaginiamo di vedere attraverso la prospettiva di un oggetto, oppure di una personalità distinta che crede di realizzarsi attraverso il proprio ego, che crede di conseguenza al bene e al male e che ritiene di poter in qualche modo sostenere l’immortalità, sentendo di conseguenza il vuoto come minaccia. Si tratta di una minaccia, perché il vuoto espone la “persona” non avendo una forma e un aspetto conosciuto, perchè il vuoto è buio se non si sa vedere oltre. Esso espone la “personalità” che vuole, afferra, e che vive nella dualità. Il vuoto è il tutto, per questo crea uno stato di delirio.

Il vuoto è la campana delle morte di una persona, ed è la campana che rintocca in ogni momento del risveglio. Per questo gli individui ne hanno paura. Molte volte trattiamo le persone come oggetti. Valutiamo le persone  attraverso le loro carriere e la vita che conducono. Li guardiamo lottare e sopravvivere. Li guardiamo vivere e morire, ancora e ancora. Ma noi non siamo la persona. Noi non siamo l’oggetto. Noi siamo il soggetto che guarda attraverso il cuore del vuoto.

Eppure questa persona, non crede in se stessa e non ha idea di tutte le opportunità che lascia andare per paura. Spravvive rimanendo nella dualità, combatte, grida e urla di dolore. Regredisce torna a cercare una giustificazione nelle ferite dell’infanzia, corre per ottenere uno ‘status’ nell’ambizione contrastata di diventare “qualcuno”. Si contrae in una nuvola scura di rifiuto e crea una separazione assoluta. In questo modo, diventa cieca per gli altri, sorda a se stessa e crudele.

L’amore è tutto intorno a noi, ma purtroppo, molto spesso non riusciamo a sentirlo, vederlo o percepirlo.

Tutto ciò che dobbiamo imparare a fare è permettere di lasciare andare lo spazio vuoto tra tutti i fenomeni, come la presenza causale di tutto ciò che siamo e di tutto quello saremmo potuti essere.

Tutti abbiamo bisogno di abbassare la voce della nostra coscienza personale e farla ricadere in una maggiore consapevolezza, per lasciarci espandere oltre i limiti del pensiero e del sentimento, senza limiti, interni ed esterni. Qui, in questo spazio infinito, le nostri piccole lotte transitorie, sono teneramente detenute e non giudicate: qui, il nostro corpo, la nostra mente, i pensieri, le sofferenze e le paure, possono trovare la liberazione e la pace.

Attraverso l’indennità della nostra consapevolezza infinita, le forme più piccole di noi possono stare nel cuore del più grande guaritore di tutti – la vita che attraversa il vuoto. In ogni molecola di questo transitorio, senziente, corpo fisico, in ogni momento di questa fantastica esperienza terrena.

Fonte: http://bestndebooks.com/index.php/2016/03/16/universal-love-the-healing-power-of-non-duality/

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